Istituto Banco Napoli - Fondazione

L'Archivio Storico della Fondazione

L'Archivio Storico

L’Archivio Storico del Banco di Napoli rappresenta la più imponente raccolta archivistica di documentazione bancaria esistente al mondo. In circa trecentotrenta stanze sono raccolti e catalogati documenti bancari che vanno dalla metà del 1500 ad oggi. Esso si trova nella sede dell’Istituto Banco di Napoli - Fondazione, nel cinquecentesco palazzo Ricca, in via dei Tribunali, e nell’attiguo palazzo Cuomo, acquistati dall’antico Monte e Banco dei Poveri l’uno nel 1616, l’altro molto più tardi nel 1787.

 

Un corridoio dell’Archivio Storico, con la sua lunga teoria di stanzeVi sono contenuti notizie e documenti rilevanti per la storia economica, sociale ed artistica delle regioni meridionali e della struttura e dell’evoluzione degli istituti di credito in esse operanti, e molte volte anche notizie riguardanti contratti commerciali con nazioni Europee. L’Ajello, studioso e ricercatore attento, riguardo all’Archivio Storico riconobbe che “nessuno [avrebbe potuto] pretendere di scrivere completamente di credito e d’ordinamenti bancarii, e della storia economica d’Italia, [se non avesse] studiato ed esplorato nei suoi innumerevoli scaffali, che sono come una terra vergine per l’economista e pel giurista”.

 

 

 

 

 

Banco della Santissima Annunziata - Filze di bancali estinteLe pergamene - Alcuni esemplari del fondo pergamenaceo.
I documenti conservati nelle circa 330 stante - ordinate su quattro piani - possono dividersi in due grandi categorie: scritture patrimoniali e scritture apodissarie; le prime si riferiscono alla gestione del patrimonio fruttifero dei banchi; le seconde riguardano l’attività di raccolta dei depositi e l’emissione di bancali (vale a dire: Fedi di Deposito, Polizze e Fedi di Credito).

 

Antico ambiente d'ArchivioLe travagliate vicende politiche e sociali del Regno incisero talvolta sull'esistenza dei banchi, determinando cambiamenti nelle loro sedi. I vuoti che presentano le due serie di scritture furono causate da dispersione e perdite di documenti avvenute nel corso dei secoli.
Ciò nonostante, l’ampia parte che è rimasta è di altissimo pregio. L’Archivio possiede, tra l’altro, ben 236 pergamene originali del Monte della Pietà - il più antico degli otto banchi - sulle quali sono redatti assensi regi, donazioni, contratti. Ed inoltre libri di cassa, di terze, di confidenze; libri mastri e giornali, note delle elemosine elargite dal Banco; documenti riguardanti gli investimenti a lungo termine in arrendamenti, fiscali e adoe; dispacci (lettere regie o ministeriali) e rappresentanze (risposte e relazioni dei Governatori del Banco).

Sacro Monte e Banco della Pietà - Libro di Conclusioni del 1574-1593 e fede di deposito del 1574Le terze erano le rendite provenienti da investimenti di capitali, cosi dette perché si riscuotevano tertialiter, ossia tre volte all’anno. Le confidenze erano le donazioni o lasciti in favore dei banchi con cui questi provvedevano: a dotare le fanciulle povere per consentire loro di sposarsi o diventar monache; a riscattare cittadini catturati dai pirati barbareschi nel corso di frequenti scorrerie sulle spiagge del regno o durante la navigazione; ad adempimenti vari (celebrazione di messe o di altre cerimonie sacre di suffragio).

 

Banco di Santa Maria del Popolo - Fede di credito di 150 ducati rilasciata il 9 gennaio 1590 a Marino di Rinaldo, il quale, per conto di Nardo Andrea de Leone, la gira in pari data ad Ottavio Pavese e Compagni. Questi ultimi, ancora in pari data, la girano a Gio Francesco Bernizzone, Nicolò e Gio Batta Gavotti.Gli arrendamenti (dallo spagnolo arrendar, appaltare) erano le concessioni dell’appalto della riscossione delle imposte ad appaltatori privati chiamati arrendatori. I fiscali, introdotti nel 1443 da Alfonso d’Aragona, costituivano una sorta di imposta comunale. Erano dovuti da ogni «fuoco» (o famiglia) in ragione, inizialmente, di un ducato per ogni nucleo familiare. Le adoe nacquero nel 1564 dalla abolizione dei tributi in denaro dovuti dai feudatari in sostituzione del servizio militare e consistevano in un donativo perpetuo biennale di cui parte a carico dei baroni.
Questo per quanto attiene alle scritture patrimoniali conservate nell’Archivio Storico del Banco. Ma la documentazione più ampiamente e direttamente collegata con la vita economica e sociale del Paese è quella rappresentata dalle scritture dell’apodissario (dal greco απόde, dimostrazione e quindi anche ricevuta) che si riferiscono a documenti di interesse pubblico, perché relativi ai rapporti con la clientela.

 

 

Banco dello Spirito Santo. Fede di credito di 3 ducati ed 1 tarì rilasciata il 25 giugno 1639 a Francesco Antonio BrandiBanco dei Poveri - Giornale copiapolizze, partita di 16 ducati del 24 aprile 1772. II pagamento per affreschi eseguiti da Giacinto Diana


Vi sono raccolti i libri dei conti attestanti i depositi della clientela, tenuti in forma analitica; e cioè le seguenti serie di scritture:

  • le bancali, cioè fedi di deposito, fedi di credito
  • le madrefedi e le polizze
  • i giornali copiapolizze,
  • le pandette;
  • i libri maggiori dei creditori;
  • i libri di notate fedi;
  • gli squarci di cassa,
  • i registri degli introiti e degli esiti,
  • i registri delle reste particolari e delle reste generali,
  • i registri dei riscontri.

Alcuni libri maggiori de creditoriTutti questi documenti coprono un periodo veramente lungo: dalla metà del ‘500 (la bancale più antica conservata nell’Archivio è del 1569) ai giorni nostri. Ma la parte che assume un interesse storico specifico è quella che arriva fino alla nascita del Banco di Napoli nel 1861. Fino a questo anno e ancora fino al 1894, i metodi dei banchi pubblici sono rimasti pressoché immutati ed hanno influenzato in modo unico lo sviluppo della banca in Europa. Nell’Archivio Storico sono registrati, attraverso una documentazione bancaria dettagliata e costante, gli eventi quotidiani e gli eventi storici di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia. La loro peculiarità è specialmente insita nella prassi di scrivere nelle bancali (Fedi di Credito e di Deposito, Polizze e Polizzini) la motivazione relativa al movimento di denaro.

 

Banco delle Due Sicilie, Cassa di Corte - Fede di credito di 50 ducati e 58 grana rilasciata il 31 agosto 1858 a Luigi Caflisch. Sul verso: girata per un pagamento di tasse sulla «bottega» che Caflisch teneva in fitto nel palazzo Berio a via ToledoQueste motivazioni rappresentano un vero e proprio spaccato quotidiano della vita di Napoli e del Mezzogiorno, ma anche di altre parti d’Italia e d’Europa, quelle con cui Napoli ed il Regno delle due Sicilie condividevano affari e traffici. Questa storia comincia dal 1569 ma la storia dei Banchi Pubblici Napoletani ha radici più antiche, come dimostrano alcuni studi svolti da Domenico Demarco ed Eduardo Nappi (Revue Internationale d’Histoire de la Banque, Geneve 1987). Documenti che attestano operazioni di natura bancaria sono conservati nell’Archivio di Stato di Napoli e si riferiscono ad operazioni effettuate dalla Chiesa e Ospedale dell’Annunziata nel 1463.

Ecco il testo di questo antico documento:
«Il 19 del mese di marzo. XII indizione (1463), Napoli. Io Giovanni Damiano di Monza da Ragusa un tempo amministratore per le cose più importanti dei figli, dei pupilli e degli eredi di Franco de Gemia da Ragusa come è noto dalla mia amministrazione e facoltà avendo una volta fatto, quindi, uno strumento pubblico, il 4 del prossimo mese entrante di febbraio di questo anno corrente in Ragusa scritto per mano da Giovanni Lavitario Regini da Feltro con autorità imperiale di pubblico notaio in provincia etc. Dichiaro pubblicamente ai presenti nel modo apodissario di persona ed a mano di aver ricevuto ed avuto dai sovraintendenti procuratori della venerabile Ecclesia ed Ospedale di S. Maria Annunziata di Napoli che mi hanno dato a nome del suddetto ricevente da quelli in virtù del loro mandato regio del medesimo sovraintendente dell'azione manifesta avvenuta nel Castel Nuovo di Napoli nel XVIII giorno di questo mese di marzo, due once, 18 tarì e 5 grana di carlini di argento, una volta depositate e depositati nella Sommaria di detta Chiesa ed Ospedale per il magnifico Signor Maso di Girifarco Segretario regio per istanza di detti eredi del detto fu Franco.
Invero riguardo a queste due once, 18 tari e 5 grana dichiarando me ben soddisfatto del suddetto nome, i medesimi sovraintendenti sopra nominati e detti, la Chiesa, l'Ospedale, e i beni della stessa Chiesa ed Ospedale in pace sciolgo ed assolvo. Per cui etc. i fatti etc.
Essendo presenti il giudice Andrea de Afolatoro, per contratto Maso della Rosa, notaio Rauccio de Rao et Ciro Santoro di Napoli.»

Chiesa ed ospedale dell'Annunziata, 19 marzo 1463, la chiesa ed ospedale dell'Annunziata restituisce un deposito di 2 once, 18 tari e 5 grana di carlini d'argento (Archivio di Stato di Napoli, protocollo del notaio Petruccio Pisano di Napoli, scheda 3/3, anni 1462-1477, pp. 60 e 67 verso)

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