Istituto Banco Napoli - Fondazione

L'Archivio Storico della Fondazione

Dai Banchi al Banco di Napoli

Dai Banchi al Banco - Organigramma della nascita del Banco di Napoli

Gli otto Banchi pubblici napoletani prosperarono per oltre due secoli, anche se furono colpiti dalle dure crisi del 1622, 1647, 1656-57, 1689-91 e del 1702, allorché fallì il Banco Ave Gratia Plena.

Nel 1794 Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici istituti di credito in un Banco Nazionale di Napoli, che però non ebbe vita autonoma. La crisi in cui caddero i Banchi, a partire da quest'anno, durò oltre un ventennio. Radicali riforme furono apportate dai napoleonidi alla loro struttura.

Giuseppe Bonaparte, nel 1806, riunì i Banchi della Pietà, dei Poveri, di Sant'Eligio e dello Spirito Santo in un nuovo istituto: il Banco dei Privati; soppresse i Banchi del Popolo e del Salvatore, e affidò al Banco di San Giacomo, col nome di Banco di Corte, il compito del servizio di tesoreria dello Stato. Il Banco dei Privati fu chiuso nel 1808. Le operazioni con i privati vennero assunte dal Banco di Corte, nelle sedi degli antichi Banchi della Pietà e dei Poveri.

Il Murat, nel 1808, istituì un Banco [Nazionale] delle Due Sicilie, sotto forma di società per azioni. Nel 1809 il nuovo Banco fu fuso col Banco di Corte e ne risultò il Banco delle Due Sicilie, con due rami: la Cassa di Corte e la Cassa dei Privati.
La restaurazione conservò l'istituto napoleonico col suo nome. Nel 1818 il Banco delle Due Sicilie aprì una Cassa di Sconto e nel 1824 si affiancò alla Cassa di San Giacomo, che da quel momento si chiamò prima Cassa di Corte, una seconda Cassa di Corte, nel cessato Banco dello Spirito Santo.


Nel settembre del 1844 fu inaugurata una Cassa di Corte a Palermo; due anni più tardi, nel giugno del 1846, una Cassa di Corte a Messina; e nel 1858 una Cassa a Bari.

Le due Casse siciliane, in conseguenza dei moti rivoluzionari del 1848-49, furono separate dal Banco delle Due Sicilie e costituirono il Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro, che, nel 1860, prese il nome di Banco di Sicilia.

Con l'unità d'Italia, il Banco delle Due Sicilie divenne Banco di Napoli. Nel 1866 fu riconosciuto come istituto di emissione. Nel 1926 il Banco perderà questo diritto e sarà dichiarato istituto di credito di diritto pubblico.

La Legge 30 luglio 1990 n. 218 e il Decreto Legislativo 20 novembre 1990 n. 356 consentirono alle banche pubbliche di trasformarsi in società per azioni. Il Banco di Napoli-Istituto di Credito di Diritto Pubblico (oggi Istituto Banco di Napoli - Fondazione) fu la prima banca pubblica a trasformarsi in società per azioni ed assunse la denominazione di "Banco di Napoli S.p.A.".
Ciò avvenne il 1° luglio 1991 mediante conferimento.


L'Istituto di Credito di Diritto Pubblico conferì alla nuova società le attività e le passività costituenti il proprio patrimonio, con l'esclusione di alcuni cespiti che restarono di proprietà dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione, tra cui l'ingente documentazione storica e:

  • il 72% del capitale sociale del Banco di Napoli SpA;
  • altri cespiti tra cui:
    • il 100% della società SEM S.p.A. "IL MATTINO";
    • il 99,99% della società Mediterranea S.p.A. "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO"
  • un numerario di circa 33 mld di lire con i quali acquistare Titoli di Stato.

 

top