Istituto Banco Napoli - Fondazione

La Biblioteca e l'Emeroteca della Fondazione

Le origini

 Evidentemente coloro che ricevettero in eredità il patrimonio della Biblioteca e dell'Emeroteca badavano a documentarsi soprattutto privatamente, e se le loro biblioteche private dovettero essere cospicue, ben poco invece di quanto oggi costituisce la ricca Biblioteca dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione risale a quell'epoca, forse anche per le alterne vicende che caratterizzarono i primi due secoli di vita dei Banchi pubblici. Moltissime invece le opere del Settecento che figurano nella Biblioteca del Banco di Napoli.

Fu soprattutto con la creazione dell'immediato progenitore del Banco di Napoli, il Banco delle Due Sicilie, che si cominciò un più regolare e frequente acquisto di volumi. Si trattava di testi di diritto, economia, tecnica bancaria e di raccolte di leggi: tutte opere alle quali si ricorreva, da parte di dirigenti e funzionari, per informazioni, documentazione, aggiornamenti professionali e tecnici.

 Queste opere rimanevano presso il Reggente del Banco, ma quando concernevano problemi di frequente, necessaria e urgente consultazione non raramente venivano acquistate in più copie e collocate presso le varie dipendenze nelle quali il Banco era articolato.

Non erano solo i dirigenti dell'Istituto a decidere sull'acquisto delle opere. In periodo borbonico, a sollecitare l'acquisto di opere da parte del Banco era talvolta addirittura il Ministero delle Finanze dal quale, del resto, il Banco dipendeva.

Ecco alcuni esempi:

  • il 19 dicembre 1835 venne raccomandato l'acquisto dell'opera di Ferdinando Chitti, Il collaboratore dei contabili;
  • il 18 febbraio 1837 si sollecitò il Banco a sottoscrivere tre abbonamenti, «da servire per uso di [quella] Reggenza», al giornale storico letterario-artistico intitolato La Verità;
  • il 12 febbraio 1842, sempre lo stesso Ministero raccomandava al Banco l'acquisto di un'opera di Giuseppe Morea intitolata Chiave del bollettino e della collezione delle leggi e dei decreti reali del Regno delle Due Sicilie dal 1806, particolarmente utile per una rapida consultazione della legislazione in atto, anzi tanto utile da raccomandarsene l'acquisto anche agli impiegati del Banco;
  • il 25 luglio 1844, dalla medesima autorità venne raccomandato al Banco l'acquisto in due copie della nuova edizione del Repertorio amministrativo, a cura del barone Pompilio Petitti, Vice Presidente della Gran Corte dei Conti;
  • nel giugno 1859 fu ordinato l'acquisto di 10 copie dell'opera di Francesco Dias, noto funzionario del Ministero delle Finanze, Amministrazione finanziaria del Regno, corredata di leggi, decreti e Reali rescritti di massima.

 Talvolta le opere erano acquistate su sollecitazione diretta degli stessi autori, come avvenne nel luglio 1859, quando Ludovico Bianchini inviò al marchese di Cesavolpe, Direttore generale del Banco delle Due Sicilie, una copia della terza edizione della sua Storia delle Finanze di Napoli, di fresco ristampata «con moltissime aggiunzioni», chiedendo di diffondere tra gli impiegati i manifesti pubblicitari dell'opera.

Molte volte l’acquisto non era legato alla loro utilità nello svolgimento della quotidiana attività bancaria, ma si riferiva a pubblicazioni di carattere più generale, non legate all'attività bancaria, ma la cui diffusione stava in qualche modo a cuore al governo.

Un esempio: il 27 luglio 1850 il Ministero delle Finanze ordinò al Banco l'acquisto di due copie dell'opera di Andrea Cacciatore, Esame della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta dal 1794 al 1825.

 L'opera si collegava agli scritti del Canosa, dello Strongoli, del Borrelli e del Sacchinelli, i quali, nel contestare la fondatezza del famoso lavoro del Colletta, si erano tuttavia interessati piuttosto alle cose che riguardavano più direttamente la loro persona o qualche nota personalità, che di combattere l'opera nel suo insieme.

Perché non vi fosse esitazione da parte del Banco l'ordine del Ministero indicava anche il capitolo di spesa dal quale il Banco avrebbe dovuto attingere per l'acquisto.

Dal Ministero delle Finanze non venivano solo ordini di acquisto, ma anche l'omaggio di copie.

Per esempio:

  • il 2 maggio 1838 esso rimetteva al Reggente del Banco quattro copie del Gran Dizionario italiano-francese e francese-italiano dell'Alberti, perché ne curasse «a suo giudizio la distribuzione fra gli uffici di sua dipendenza sì che il libro potesse essere di utilità nelle occorrenze»;
  • il 12 marzo 1839 il Ministero delle Finanze inviava al Banco due copie della Guide des Agents Consulaires di Giovanni Bursotti, perché fossero assegnate agli uffici del Banco «ove potessero offrire maggiore utilità»;
  • il 16 ottobre 1850, lo stesso Ministero inviava gratuitamente al Banco 50 copie, delle 12.000 fatte stampare dal Re, del Catechismo politico-morale di Leonardo Antonio Forleo, per uso dell'amministrazione, dei funzionari e degli impiegati del Banco.

Va da sé che la Biblioteca del Banco di Napoli si formò anche e soprattutto attraverso gli acquisti liberamente operati dai responsabili dell'Istituto.


top